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Orologi a confronto: Audemars Piguet Royal Oak, IWC Schaffhausen Ingenieur e Patek Philippe Nautilus

Shane Griffin
30.11.2016
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Shane Griffin
30.11.2016

 

Sono in pochi ad aver lasciato un segno così profondo nel design di orologi come Gérald Genta. Nella sua carriera piena di avvenimenti storici, Genta riuscì ad ideare una serie di orologi unici, gettando le fondamenta per diverse icone dell’industria orologiera. In questo articolo vogliamo dare uno sguardo a tre di questi modelli: l’Audemars Piguet Royal Oak, l’IWC Ingenieur e il Patek Philippe Nautilus.

 

Audemars Piguet Royal Oak

Sebbene la sua lista di design sia una delle più invidiabili in assoluto, il Royal Oak è l’orologio più celebre di Genta. Secondo la leggenda, il designer elvetico aveva una scadenza di sole 24 ore per consegnare la bozza di un segnatempo sportivo in acciaio, uno che il mondo non avesse mai visto. Anche se la popolarità non fu immediata, si può tranquillamente dire che il Royal Oak fu una missione di successo.

 

 

Creato nel 1971, il Royal Oak rivoluzionò gli orologi sportivi in acciaio. Originalmente dotato del calibro ultrasottile 920 di Jaeger-LeCoultre, questo modello vantava una cassa lucida ed un cinturino integrato, così come un rivestimento esclusivo su tutta la sua superficie. Sembrerebbe quasi che ogni angolo della cassa sia stato smussato e lucidato con tale accuratezza da voler generare un effetto a specchio. L’aspetto che lo contraddistingue di più sono senz’altro la lunetta ottagonale e le viti esposte, che traggono ispirazione da un elmo da palombaro. La forma del Royal Oak era talmente unica che tutti i modelli successivi con una forma simile potevano solamente essere considerati un omaggio.

Sin dal suo lancio, Audemars Piguet ha approfittato di questo design per dare vita a numerose varianti e successori. L’attuale modello con referenza 15202 ha ancora molte somiglianze con l’originale 5402, usando lo stesso calibro JLC 920 ed il bellissimo quadrante con finitura tapisserie. Vi è anche un modello base del Royal Oak che a prima vista ha un aspetto molto simile al 15202 ma che dispone di una lancetta dei secondi e di un calibro di manifattura più aggiornato del JLC. Oltre a queste due referenze di Royal Oak, sono disponibili anche diverse complicazioni: dall’indicazione della riserva di carica ai cronografi, fino ai calendari perpetui.

Per poter sfruttare al massimo il suo orologio iconico, Audemars Piguet lanciò nel 1993 una linea secondaria di orologi sportivi di grandi dimensioni, conosciuta con il nome Royal Oak Offshore e altrettanto completa di una ricca variazione di complicazioni e metalli. Concludendo, si può asserire che nella linea di Audemars Piguet esistano decine di variazioni del Royal Oak e dell’Offshore. Si può addirittura dire che il Royal Oak domini la produzione di questo marchio e, vista la sua storia e il design unico, non vedo nulla di grave in ciò.

 

IWC Ingenieur

Dopo il progetto Royal Oak, Genta aiutò IWC a conferire un aspetto nuovo all’Ingenieur. Ciò che per 20 anni è stato un orologio dal look classico sarebbe rinato negli anni ’70 con un cambio di stile, proprio come nel caso del Royal Oak. IWC voleva chiaramente una fetta della popolarità che quest’ultimo stava godendo, si trovò però inibita dalla “crisi del quarzo”, che raggiunse il suo culmine nel 1976.

Anche se non godette di un successo commerciale, l’Ingenieur SL era comunque impressionante e si caratterizzava per l’imponente cassa tonneau di 40 mm, il cinturino integrato e la lunetta fissata da cinque viti esposte. Un’altra differenza rispetto ai suoi predecessori era la decorazione guilloché sul quadrante. Agli amanti dei movimenti interesserà sicuramente sapere cosa si celava dentro la cassa: la nuova linea Ingenieur disponeva di diverse referenze, ma quella di riferimento era animata dal calibro di manifattura 8541 ES, movimento in grado di resistere ai campi magnetici fino a 80,000 A/m.

Siccome gli orologi meccanici furono rilanciati sul mercato come articoli di lusso, l’Ingenieur si adattò a questa tendenza, diventando un punto di riferimento di tutta la linea IWC. Similmente all’attuale Royal Oak, le varianti di Ingenieur da scegliere sono ormai infinite. Anche se per i modelli di oggi la resistenza ai campi magnetici non è più l’aspetto fondamentale come lo era alle sue origini, l’Ingenieur di base è un grandioso tributo alla creazione di Genta. La referenza 3239 con cassa da 40 mm presenta un design simile al passato ed è un ottimo esempio di orologio meccanico in una fascia di prezzo a partire da 5.000 euro.

 

IWC Schaffhausen Ingenieur Automatic

IWC Schaffhausen Ingenieur Automatic, Foto: Auctionata

 

Patek Philippe Nautilus

Nello stesso periodo in cui Genta sviluppò la versione aggiornata dell’Ingenieur, anche Patek Philippe richiese il suo aiuto. Proprio come IWC, Patek era alla ricerca di un orologio sportivo in acciaio per poter competere in questo nuovo mercato creato da Audemars Piguet. Il risultato fu il Nautilus, un tipico design alla Gérald Genta, ma con un carattere proprio.

Affinché potesse soddisfare al meglio le richiesta di Patek, il designer si recò al mare per trovare l’ispirazione. Laddove il Royal Oak assumeva le sembianze della parte anteriore di un elmo da palombaro, il Nautilus assomigliava di più a un oblò. Entrambi i lati del quadrante quadrato e arrotondato con lunetta piatta sono protetti da quello che sembra essere una maniglia o un cardine. Come il Royal Oak e l’Ingenieur, anche questo modello è dotato di cinturino integrato, presumibilmente uno dei più raffinati e confortevoli sul mercato. Sempre come il Royal Oak, il Nautilus è animato dal calibro JLC 920 che gli conferisce uno spessore molto sottile e di conseguenza un comfort ancora più elevato. E se gli altri due modelli con i loro 39 mm e 40 mm erano già considerati di ampie dimensioni all’epoca, il Nautilus con i suoi 42 mm era un vero e proprio gigante.

Siccome questo modello si discostava dal canone classico della linea Patek, ci volle un po’ di tempo finché decollassero le vendite. Negli anni ’80 questo modello riscontrò più successo e di conseguenza Patek introdusse più varianti. Due referenze nuove, una da donna e una più piccola da uomo, scalarono le classifiche commerciali ed il resto è più o meno storia. Patek aspettò fino al 1998 prima di aggiungere una complicazione, però attualmente la linea è piuttosto ampia. Quello che all’inizio non era visto di buon occhio da molti appassionati di Patek è oramai un punto di riferimento per l’azienda orologiera.

Posti uno di fianco all’altro, i tre fratelli di tre madri diverse derivano innegabilmente dalla stessa mente creativa. Prima di quel momento, il design di qualità era più incentrato sulla geometria e sulle rifiniture dei movimenti, ma Genta lo applicò alla superficie. Come è spesso accaduto a grandi artisti, il suo operato non trovò sempre apprezzamento, fino a molti anni dopo, quando con successo aveva finalmente creato un nuovo trend. Molti marchi si sono impegnati a copiare i design del Royal Oak, dell’Ingenieur e del Nautilus, ma nulla si avvicina all’originale. Dopo più di 40 anni, con un’ampia scelta di referenze e varianti, ogni collezione può trarre beneficio da uno degli orologi sportivi in acciaio di Gérald Genta dal design unico.

 

Patek Philippe Nautilus 5711

Patek Philippe Nautilus 5711, Foto: FratelloWatches

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