10.06.2024
 6 minuti

Il microrotore: storia ed evoluzione

di Tim Breining
Microrotor-2-1

Il microrotore: storia ed evoluzione

Dei 586.000 annunci pubblicati su Chrono24, più di 380.000 riguardano orologi automatici che rappresentano quindi la categoria più popolare. Gli annunci di orologi a carica manuale sono 58.000, per cui molto meno di quelli di orologi al quarzo che sono circa 114.000. Tra i 380.000 modelli automatici solo una piccola percentuale è dotata di un rotore che occupa solo una piccola porzione del movimento e che, anziché campeggiare sopra il movimento, è integrato al livello delle platine e degli ingranaggi. In questo caso siamo davanti a calibri con microrotore. E allora scopriamo come e perché è stato inventato il microrotore, quali sono gli aspetti positivi e quelli negativi, quali marche impiegano questa tecnologia e quali stanno sviluppando nuovi movimenti di questo tipo.

Orologi con microrotore: esclusivi, elaborati e costosi?

Oggi il microrotore è una prerogativa soprattutto di marche esclusive dell’alta orologeria. Pensiamo ad esempio alla serie di calibri 240 di Patek Philippe o a Bulgari, al Tonda di Parmigiani Fleurier, al Classic Micro-Rotor di Laurent Ferrier o ancora all’Antarctique di Czapek. Il mio collega Sebastian ha già parlato di alcuni di questi modelli nel suo articolo: Cos’è un orologio con microrotore? Tre modelli attuali a confronto.

Patek Philippe Kaliber 240 HU
Il calibro 240 HU di Patek Philippe.

Anche in segnatempo estremamente complicati si ricorre volentieri a movimenti con micromotore per abbellire il calibro con incisioni e decorazioni superficiali senza offuscare la vista. Proprio da qui nasce l’associazione tra microrotori e segnatempo particolarmente costosi: molti credono che siano estremamente complessi e complicati da produrre e quindi riservati alle sfere più alte dell’orologeria. In realtà non è così!

Una brillante innovazione di Buren Watch Company

Verso la fine degli anni ’50, due marche di orologi svizzere presentarono lo stesso tipo di innovazione a breve distanza: il microrotore. Da un lato c’era Buren con il suo Super Slender dotato di calibro con microrotore e, dall’altro, Universal Genève con il suo Polerouter. Senza saperlo le due aziende avevano lavorato contemporaneamente allo stesso progetto. Il termine “microrotore” fu coniato da Universal Genève, che lo incise con orgoglio sulle platine dei suoi movimenti. Hans Kocher, allora a capo della progettazione del calibro con microrotore di Buren, preferì invece l’espressione “rotore planetario”, che però non riuscì mai ad affermarsi e oggi è caduta completamente in disuso.

Molti associano il micromotore soprattutto alla celebre marca Universal, che sta tornando in auge, e la reputano l’artefice di questa invenzione. Indubbiamente anche perché dietro la progettazione del Polerouter c’era niente meno che il popolare designer di orologi Gérald Genta.

Ma allora quale azienda è stata la vera pioniera? A seconda delle fonti, si scopre che i dati forniti dalle due aziende sulla data di invenzione sono contraddittori. Quello che sappiamo è che, in base ai brevetti depositati e concessi, dal punto di vista giuridico la ragione sta dalla parte di Buren Watch Company. Nel 1954, Hans Kocher, l’allora direttore tecnico di Buren, depositò in Svizzera il relativo brevetto con numero CH329804A. Universal Genève presentò la sua domanda per il brevetto CH329805 solo qualche tempo dopo, nel 1955.

Zeichnung aus einem späteren Patent von Hans Kocher für die Buren Watch Company, Quelle: Patent US3306025A
Disegno da un brevetto successivo di Hans Kocher per Buren Watch Company. Fonte: brevetto US3306025A.

Di conseguenza, per diverso tempo Universal Genève fu costretta a indicare sui propri movimenti “PATENTED RIGHTS PENDING”, sebbene la scritta fu inserita sulla platina sotto al microrotore. Buren, che aveva concesso la licenza d’uso ad altre marche, alla fine si accordò con Universal per una tariffa di licenza pari a quattro franchi per movimento. Nel 1958 anche Universal ottenne il brevetto, sebbene non è chiaro come tale concessione sia stata possibile, visto che Buren aveva chiaramente presentato la domanda per prima.

Perché reinventare il rotore automatico?

Adesso che conosciamo meglio i retroscena viene comunque da chiedersi perché il microrotore sia stato inventato negli anni ’50, quando gli orologi meccanici erano considerati solo strumenti per conoscere l’ora quando si era fuori casa.

Ai tempi l’esigenza principale era quella di avere orologi affidabili, eleganti e compatti, non orologi di lusso altamente rifiniti. Un rotore classico contribuisce in modo determinante allo spessore del calibro, il quale a sua volta influisce sullo spessore dell’orologio. Nel suo libro Automatische Uhren, Kocher rimandava a brevetti degli anni ’40 che già accennavano all’idea di integrare la carica automatica a livello del calibro. Alla fine fu proprio Hans Kocher in persona a implementarla e farla brevettare.

Dato l’innovazione aveva perlopiù motivazioni estetiche, fu necessario scendere a compromessi in termini di funzionalità. Per comprenderli è utile passare in rassegna i criteri alla base della struttura di un rotore.

Die Universal Genève Polerouter unterlag im Patentstreit mit Buren
Nella disputa sul brevetto, Buren ebbe la meglio sul Polerouter di Universal Genève.

Elementi base dei rotori negli orologi automatici

I rotori degli orologi automatici possono essere descritti sulla base di un paio di parametri che ne influenzano le prestazioni di carica. Come si può intuire, uno è il peso del rotore.

Per questo i rotori sono realizzati in materiali possibilmente convenienti e ad altissima densità. Il risultato sono leghe sinterizzate di tungsteno, la cui densità è superata, tra gli elementi utilizzabili nella pratica, solo dal costoso platino (ebbene sì, anche l’oro è più leggero del tungsteno).

Inoltre, tra le altre caratteristiche rilevanti troviamo la coppia statica per la carica con lenti movimenti del braccio e il punto di inerzia della massa del rotore con rapide accelerazioni del braccio. Entrambe diventano particolarmente grandi se si riesce ad accumulare la massa del rotore il più esternamente possibile e questo vale in particolare per il punto di inerzia della massa.

Ein konventioneller Rotor, hier aus einem Rolex-Werk, mit einem Kreisbogen kleiner als 180 °
Un rotore convenzionale, in questo caso di un calibro Rolex con arco inferiore a 180°.

Un rotore ottimizzato per una carica accelerata non arriva a compiere un semicerchio completo, bensì solo una porzione compresa tra 120 e 160°. Pertanto, è anche meno performante in caso di movimenti lenti del polso e offre vantaggi reali solo quando i movimenti sono molto rapidi, ad esempio durante lo sport. Il più impiegato è il rotore a 180°, che è perfettamente in grado di ricaricare l’orologio con i naturali movimenti di tutti i giorni.

Svantaggi del microrotore

Tenendo conto di questi concetti base è facile comprendere perché, in fatto di prestazioni di ricarica, il microrotore non è necessariamente allo stesso livello del fratello maggiore. Dato che a contare non è tanto la massa di per sé, ma piuttosto il suo accumulo il più lontano possibile dall’asse di rotazione, il microrotore non riesce a dare gli stessi risultati dei rotori tradizionali. Tutttavia, sebbene l’integrazione al livello del movimento implichi un posizionamento del microrotore molto in alto, la prossimità della massa all’asse di rotazione dell’orologio comporta a sua volta prestazioni inferiori alla media.
Non da ultimo, se da un lato il microrotore consente di ottenere uno spessore inferiore del calibro, dall’altro occupa lo spazio generalmente destinato agli ingranaggi e soprattutto a una molla motrice di dimensioni generose. Prestazioni di carica poco brillanti unite a una riserva di marcia ridotta non sono di certo una combinazione ideale e ciò si notava già in singoli orologi storici dotati di microrotore. Detto ciò, i moderni calibri con microrotore come lo Yema CMM.20, con una riserva di carica di 70 ore e una frequenza del bilanciere a quattro hertz, dimostrano che questo relativo svantaggio non è necessariamente un difetto se si impiegano componenti altamente efficienti e ottimizzati. I non più nuovissimi calibri della serie 240 di Patek Philippe, invece, offrono in alcuni casi una riserva di carica di 38 ore, performance non esattamente al passo con i modelli contemporanei.

Parmigiani Fleurier Tonda Microrotor
Il Parmigiani Fleurier Tonda Microrotor.

Il futuro del microrotore

Nel mondo degli orologi meccanici le decisioni raramente vengono prese in modo razionale. Non sorprende quindi che il microrotore goda di un’ottima reputazione e non solo per i suoi vantaggi in termini di spessore. Piuttosto, è l’associazione con l’esperienza orologiera esclusiva ad attirare gli appassionati e questo si riflette nelle frequenti nuove presentazioni di calibri a microrotore. Oltre al già citato CMM.20 di Yema, anche Vaucher Fleurier (che realizza i calibri di Parmigiani) produce un movimento base con microrotore. Il calibro cinese Hangzhou 5000a si è sorprendentemente imposto nel Baltic MR01, decretando un grande successo per la marca francese i cui prezzi sul mercato grigio sono saliti ben al di sopra del prezzo ufficiale: un omaggio a Patek, ma ben più accessibile. Anche il calibro BVL 138 che anima l’apprezzato Octo Finissimo di Bulgari è dotato di un microrotore dalla costruzione ultrasottile che sottolinea perfettamente la competenza della marca.

Come abbiamo visto, gli orologi nuovi o popolari che puntano su un microrotore non mancano di certo. Probabilmente è dovuto anche all’interesse degli appassionati per questa affascinante tipologia costruttiva. In tempi recenti diverse marche hanno dimostrato che è possibile offrire questi modelli anche in segmenti sensibili ai prezzi. Personalmente non vedo l’ora di poter ammirare gli altri movimenti accessibili e contemporanei dotati di microrotore, che sicuramente arriveranno in futuro.


Sull'autore

Tim Breining

Ho cominciato ad interessarmi di orologi più o meno nel 2014, durante i miei studi di ingegneria. Con il tempo, la curiosità iniziale si è trasformata in passione. Dato …

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