13.12.2023
 5 minuti

Patek Philippe vs Audemars Piguet: le punte di diamante dell’orologeria

di Barbara Korp
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Già da molti decenni Patek Philippe e Audemars Piguet si sono affermati come colossi dell’orologeria. Forti di una lunga e ricca tradizione, entrambe le marche sono aziende familiari pronte ad accogliere sfide del presente e del futuro. Ma cosa le differenzia? Quali sono i loro punti deboli e forti? Chi è migliore in termini di artigianato, tecnologia e design? Che la sfida tra Patek Philippe e Audemars Piguet abbia inizio!

Qualità e artigianato

Senza dubbio entrambe le marche eccellono in qualità e artigianato, in fin dei conti è proprio per questo che sono diventate famose. La loro maestria emerge soprattutto negli orologi complicati. Poco dopo la loro fondazione entrambe le case orologiere costruirono orologi con complicazioni, inizialmente da tasca e poi da polso. Già nel 1892 Audemars Piguet lanciò sul mercato il primo esemplare con ripetizione minuti, mentre nel 1925 Patek presentò il primo modello con calendario perpetuo.

Entrambe le marche hanno dimostrato di essere le migliori anche nella combinazione di due complicazioni, una configurazione che raddoppia e potenzia la complessità del movimento. Le due funzioni devono infatti essere integrate nel movimento senza interferire l’una con l’altra e senza occupare troppo spazio. I record stabiliti da Patek Philippe sono stati particolarmente sorprendenti.

Patek Philippe, ref. 4968G-010
Il Patek Philippe ref. 4968G-010.

Un ottimo esempio è il Supercomplication del 1932, considerato l’orologio da tasca più complicato al mondo fino al 1989, anno in cui fu superato da un altro modello sempre di Patek Philippe con 33 complicazioni. Audemars Piguet non partecipò a questa competizione, ma preferì concentrarsi su innovazioni come lo sviluppo di una nuova funzione cronometro. La differenza tra le due marche emerge già dai dettagli tecnici: Patek Philippe punta sul proseguimento della tradizione, mentre Audemars Piguet si concentra sull’innovazione.

Le due case orologiere sono accomunate dal fatto che l’elevata qualità non si limita ai movimenti, infatti gli orologi dimostrano grande maestria artigianale nel loro complesso. I cinturini in pelle, le casse e tutti i componenti dell’orologio sono prodotti scrupolosamente e sono dei veri gioielli. Alcuni modelli di Patek Philippe presentano cifre scritte a mano, un dettaglio fuori dal tempo che gli conferisce un fascino romantico.

Audemars Piguet Royal Oak Lady Frosted Gold with Carolina Bucci
L’Audemars Piguet Royal Oak Lady Frosted Gold con Carolina Bucci.

Dal canto suo, Audemars Piguet ama mettere al centro della sua collezione persone straordinarie, come dimostra la collaborazione con la designer di gioielli Carolina Bucci. Il Royal Oak in Frosted Gold non è solo un orologio unico, ma è anche una superba dimostrazione della possibilità di combinare esemplari moderni con antiche tecniche artigianali.

Funzionalità e tecnologia

Entrambe le marche mirano all’eccellenza e per questo realizzano orologi sempre più originali a volte a scapito della vestibilità. Sono modelli impermeabili? Meglio non metterli alla prova. Per garantirne il corretto funzionamento gli orologi devono essere regolarmente revisionati, quelli di Patek Philippe addirittura ogni due anni. E non dimentichiamo che la manutenzione di orologi così complessi richiede molto tempo.

Più complicazioni racchiude, più l’orologio deve essere protetto da urti o da altri fattori. Durante l’acquisto ponderate bene se desiderate un orologio più resistente per il tempo libero, come il Royal Oak, o se invece preferite un esemplare con complicazioni particolari, come un modello Ora Universale di Patek Philippe, preparandovi quindi a prendervene cura in modo adeguato e accurato.

Design e stile

Le collezioni delle due maison offrono eleganti orologi sportivi adatti a ogni occasione. È tuttavia evidente che Patek Philippe si concentra di più su modelli raffinati e sobri, mentre Audemars Piguet punta sull’eleganza sportiva. Questo non dovrebbe però scoraggiarvi dal prendere in considerazione i modelli più sportivi di Patek Philippe o gli orologi più eleganti di Audemars Piguet. Anzi, è proprio così che potete trovare esemplari più rari e ricercati.

Modelli popolari: Royal Oak vs Nautilus

Le somiglianze e le differenze tra le due marche emergono soprattutto esaminando i rispettivi modelli di punta, che tra l’altro hanno una storia molto simile: il Royal Oak e il Nautilus. Disegnato nel 1972 da Gérald Genta per Audemars Piguet, il Royal Oak è caratterizzato dalla lunetta ottagonale con otto viti esagonali ben visibili e dal motivo Tapisserie del quadrante. Con un diametro di 39 mm e un prezzo che oggi corrisponderebbe a 1.480 euro circa, all’epoca era l’orologio in acciaio più grande e tra i più costosi sul mercato.

Audemars Piguet Royal Oak Chronograph, ref. 25960BC.OO.1185BC.01
L’Audemars Piguet Royal Oak Chronograph ref. 25960BC.OO.1185BC.01.

Tale record fu superato nel 1976 da Patek Philippe, e precisamente con il Nautilus sviluppato da Genta che misurava 42 mm di diametro ed era più costoso del Royal Oak! Il design si differenziava leggermente da quest’ultimo: la lunetta era sempre ottagonale, ma i lati dell’ottagono erano leggermente bombati. Il quadrante presentava le tipiche strisce orizzontali e le viti sulla lunetta non erano visibili.

Entrambi gli orologi ebbero un grande successo, e il Nautilus fu ben accolto anche da Patek Philippe nonostante il suo carattere sportivo. Tuttavia, quando il valore e la popolarità della classica variante a tre lancette in acciaio del Nautilus divennero troppo grandi, la marca decise di interrompere la sua produzione per riportare l’attenzione su esemplari con più complicazioni, che sembravano essere più in linea con lo stile di Patek Philippe. Audemars Piguet prese invece la strada opposta: ampliò la collezione che diventò il suo fiore all’occhiello e prese l’audace decisione di abbracciare nuove idee di design che riflettevano le influenze di diversi ambiti. Per esempio, è famosa la “versione DJ” con design del quadrante ispirato a un equalizzatore.

Prezzi e stabilità del valore

Il prezzo dei modelli di Patek Philippe e Audemars Piguet è un tema delicato, infatti obiettivamente non è possibile giustificare costi così elevati per orologi in acciaio a tre lancette. In fin dei conti, sono modelli semplici che non fanno altro che indicare l’orario. E lo stesso vale per i modelli di Patek Philippe dotati delle stesse complicazioni impiegate anche in esemplari più economici.

Patek Philippe Nautilus ref. 5711/1A-010
Il Patek Philippe Nautilus ref. 5711/1A-010.

Dal punto di vista emotivo, però, questi orologi valgono più del loro prezzo essendo un concentrato di alta qualità, tradizione ultracentenaria e maestria artigianale. Tutto ciò è necessario? No. È ciò che affascina noi appassionati di orologi? Assolutamente sì! 

Oltre a mantenere il loro valore, questi orologi lo vedono aumentare nel tempo, in particolare le classiche collezioni standard. I modelli di entrambe le marche non sono solo oggetti da collezione, ma anche degli investimenti allettanti.

Patek Philippe vs Audemars Piguet: conclusioni

Patek Philippe e Audemars Piguet si sono affermate già da molto tempo nell’olimpo dell’orologeria, e la loro storia non sembra avvicinarsi al capolinea. Entrambe le marche offrono orologi che vantano una perfezione tecnica senza pari e un design unico. Patek Philippe si concentra su tradizione e famiglia, mentre Audemars Piguet punta su progresso e lifestyle. Non dovete necessariamente abbracciare una di queste due filosofie per decidere quale orologio di queste marche comprare, ma dovete semplicemente scegliere il modello che più vi affascina. Una volta acquistato l’orologio, potete integrarlo nel vostro stile di vita e associarlo a storie e valori personali.


Sull'autore

Barbara Korp

Gli orologi mi hanno conquistato nel momento in cui ho capito che sono molto più di semplici gioielli: mi sono innamorata del loro affascinante lato tecnico. Tuttavia subito dopo è arrivata la prima delusione, infatti la maggior parte dei modelli era troppo grande per me. Ma io non mi sono arresa e ho coltivato un interesse di nicchia.

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